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MISSION

Chi può dire cosa sia realmente la felicità? Consiste nell’assenza assoluta di disagi, fastidi, problemi? O, piuttosto, nella capacità di superare quegli stessi disagi, quegli stessi fastidi, quegli stessi problemi? La non-felicità consiste nel sentimento di inadeguatezza, di inettitudine al compito richiesto, alla vita? O, piuttosto, nella paura di essere o di restare soli? La parola felicità trova il suo etimo nella radice sanscrita bhu- , poi trasformatasi in foe- o in fe-, da cui il greco φύω (produco, faccio essere, genero). Dalla medesima radice viene il latino foelix o felix (felice, cioè fecondo, fertile). Cosa lega felicità e fertilità? Sicuramente la capacità di generare: la fertilità altri organismi viventi, la felicità altra felicità. E, tuttavia, mentre la fertilità trova nella procreazione il proprio appagamento, la felicità non è mai paga di se stessa.  Questo perché l’uomo desidera non una felicità, bensì la felicità, ossia un piacere che sia infinito per durata e per estensione. E, dunque, la felicità è irraggiungibile? Leopardi ne era convinto. Noi, invece, pensiamo che tutti possano essere felici. Tuttavia, a nostro avviso, la felicità non è nell’arrivo, ma lungo il percorso per arrivare alla meta. E, però, bisogna prima deporre il carico dell’anima, conoscere se stessi, gettare lo scandaglio entro le pieghe più remote del nostro animo per entrare in ascolto della Bellezza di cui ciascuno di noi è fatto. Perché, per dirla alla Catalano, “è molto meglio essere felici che essere infelici”. Perché Happiness is a POSSIBLE MISSION.

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